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NOTE DI REGIA

Mattia Pascal, personaggio di difficile comprensione anche per la sua discutibile “moralità”, mal si lascia “addomesticare” da una regia che deve tenere conto di un Pirandello giovane e molto  disomogeneo nella rappresentazione. Questo romanzo è propedeutico di tutti quei temi che l'autore negli anni successivi svolgerà con coerenza e che saranno la costante poetica del suo pensiero.
Quando si mette in scena una tale opera ci si trova di fronte a un amletico dilemma ovvero se privilegiare lo stile letterario e quindi tradire il teatro o  reinventare una struttura drammaturgica a danno della letteratura. E' possibile mettere in scena tutte le introspezioni e le dinamiche dei pensieri scritti senza svilire l'ispirazione dell'autore stesso? E' possibile rappresentare un personaggio così negativo che arriva al punto di avere un rapporto con la moglie del proprio amministratore senza tratteggiarlo semplicemente come un esempio da non seguire, senza affondare la penna e il verbo nei risvolti più oscuri dell'animo che lo hanno portato a certe scelte e a certi comportamenti? Solo una messa in scena audace e intuitiva può dipanare il labirinto in cui si è inevitabilmente infilato l'autore e rappresentare le varie emozioni che i personaggi vivono dipingendoli nella loro complessità e varietà emotiva ed emozionale.  Mattia prima mette incinta la moglie dell'amministratore poi si innamora, ricambiato, di Romilda e mette incinta anche lei. Nonostante le varie vicissitudini la sorte gli sorride facendogli vincere un patrimonio alla roulette a Montecarlo e quando legge sulla strada di ritorno che nel suo paese era morto Mattia Pascal, suicida per problemi finanziari,  decide di non sconfessare la notizia e di iniziare una nuova vita sotto le mentite spoglie di Adriano Meis. Si innamora di Adriana che vuole sposare ma non può farlo perchè la sua esistenza fittizia non glielo consente, come non può denunciare il furto subito da Terenzio, come non può alla fine svolgere alcuna delle normali attività quotidiane.  Dopo due anni torna al paese e trova che tutto è cambiato e si adatta a una vita grigia fino a morire, ma non una volta sola.
Tutta la storia si svolge come in un gigantesco flashback, non ha una durata precisa, i luoghi sono descritti fedelmente  e il periodo si può presumere che sia a cavallo fra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento.
Tutti i personaggi sono dipinti come valenti e spregevoli. Ognuno per il suo verso e per la sua faccia e qua sta la difficoltà per l'attore di rappresentare il suo personaggio.
I ritmi dello spettacolo sono efferatamente veloci e seguono, precedono e si lasciano sollevare come da un onda e trasportare come dalla corrente da una musica sempre protagonista, rendendo la messa in scena gradevole e a tratti anche con qualche “colore di comicità”.
I colori delle luci completano l'opera che insieme all'ottima recitazione viene seguita con sempre crescente curiosità e apprensione rispetto allo svolgimento e alla presunta e immaginata fine, che lascia attonito chi sta guardando la storia.
A tratti l'opera ci ricorda un giallo e per alcuni versi “l'Angelo azzurro” anche se qua non c'e' una donna a tessere le fila della vita ma il destino beffardo, che non lascia scampo a chi fa delle scelte che poi si rivelano errate.
Gli attori della Compagnia, tutti professionisti, si emozionano ed emozionano portando per mano lo spettatore attraverso un gioco di labirinto e di specchi la cui uscita non è così scontata e facile da trovare. Nessuno è uguale a se stesso e “uno, nessuno e centomila”, per citare un'altra opera di Pirandello, alberga in tutti noi.
LOCANDINA e FRONTE VOLANTINO san cesareo.png

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